giovedì 19 giugno 2008

3 FILM DI CHRIS MARKER (1)_ La jetée

UN FOTO-ROMANZO DI CHRIS MARKER




La Jetée del titolo è la piattaforma dell'aereoporto di Orly. La lunga piattaforma si proietta su quella terra di nessuno in cemento, punto di partenza per altri mondi. L'eroe è un piccolo ragazzo, in visita all'aereoporto coi genitori; improvvisamente c'è il bagliore frammentato di un uomo che cade. E' successo un incidente, ma mentre tutti corrono dall'uomo morto, il ragazzino si fissa invece sul viso di una giovane donna vicina al parapetto. Qualcosa di quella faccia, la sua espressione di ansia, rimorso e sollievo, e soprattutto l'ovvio ma non dichiarato legame della giovane donna col morto, crea un'immagine di straordinaria potenza nella mente del ragazzo.
Anni più tardi, scoppia la terza guerra mondiale. Parigi è quasi cancellata da un immenso olocausto. Qualche superstite resiste nelle gallerie circolari sotto il Palais de Chaillot, come fossero topi di laboratorio di una sorta di labirinto dal tempo deformato. I vincitori, distinguibili per le strani lenti oculari che portano, cominciano a condurre una serie di esperimenti sui sopravvissuti, tra cui l'eroe, ora sulla trentina. Di fronte a un mondo distrutto, gli sperimentatori sperano di mandare un uomo attraverso il tempo. Mandano il giovane per il potente ricordo che continua ad avere della piattaforma di Orly. Con un po' di fortuna ci arriverà. Altri volontari sono diventati pazzi, ma la forza straordinaria del suo ricordo lo porta alla Parigi prebellica...
Arrivando a Parigi, vaga tra la folla estranea, incapace di prendere contatto con chiunque finchè non incontra la giovane donna che aveva visto da bambino all'aereoporto di Orly. Si innamorano, ma il loro rapporto è guastato dal suo senso di isolamento nel tempo, la sua consapevolezza che ha commesso una sorta di crimine psicologico nell'inseguire il suo ricordo. In una specie di tentativo di collocarsi nel tempo, porta la giovane donna nel museo di paleontologia e passano giorni tra piante e animali fossili. Visitano l'aereoporto di Orly, dove decide che non ritornerà dagli sperimentatori al Chaillot. In questo momento appaiono tre strane figure. Agenti di un futuro anche più lontano pattugliano i canali temporali e sono venuti per costringerlo a tornare. Piuttosto che lasciare la giovane donna, si getta dal pilastro. Il corpo che cade è quello che aveva intravisto da piccolo...

J.G. Ballard, pubblicato in New Worlds, luglio 1966; tr. it. in J.G. Ballard, Re/Search, Shake Edizioni Underground, Milano 1994.







[...] Questo film condensa in 29 minuti: una storia d'amore, un tragitto verso l'infanzia, un'attrazione travolgente per l'immagine unica (l'unico dell'immagine), una rappresentazione composita della guerra, del pericolo nucleare e dei campi di concentramento, un omaggio al cinema (Hitchcock, Langlois, Ledoux, ecc.), alla fotografia (Capa), un approccio alla memoria, una passione per i musei, un'attrazione per gli animali e in tutto questo un senso eccezionale dell'istante [...] la fotografia possiede una dimensione documentaria ineluttabile. Non duplica il tempo, come fa il film: lo sospende, lo frantuma, lo gela e nel far questo lo "documenta". Essa costituisce, se così si può dire, una verità assoluta per ciascuno degli istanti sui quali assicura la sua presa. "La fotografia è la verità" (faceva dire Godard a Michei Subor mentre inseguiva Anna Karina con la sua macchina fotografica in Le petit soldat). Ma che cosa vuol dire realmente ciò che viene detto subito dopo: "il cinema è la verità 24 volte al secondo"? Una cosa impossibile, perchè il cinema nasconde quello che la fotografia mostra: ogni immagine per se stessa, nella sua nuda verità, che soccombe allo scorrimento. A meno che il cinema possa, nel suo stesso scorrimento, avvicinarsi a questa verità, attraverso diversi mezzi, il più sicuro e in ogni caso il più sorprendente dei quali ci si immagina che sia il raccontare una storia fatta di istanti raggelati, fin dalla loro ripresa, quale che sia la "vita" di cui si trovano dotati grazie al montaggio, la musica, il testo e la voce. Quello che fa La jetée , due anni dopo che "il piccolo soldato" della rivoluzione del cinema aveva lanciato la sua formula. E allo stesso tempo una maniera (di nuovo non è la sola, ma una delle più radicali e senza dubbio la più sorprendente in modo allo stesso tempo astratto e materiale) di verificare una seconda affermazione di Godard che bisogna mettere in relazione con la prima (si chiariscono a vicenda): un film deve sempre essere il documentario delle proprie riprese.

Raymond Bellour, in L'Entre-Images, La Différence, Paris 1990. Tr. it. in Chris Marker a cura di Bernard Eisenschitz, Mostra Intrnazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1996, Dino Audino Editore, pp. 96-97.

6 commenti:

chimy ha detto...

Un film pazzesco... da vedere e rivedere. Purtroppo l'unico film di Marker che ho visto, devo recuperare gli altri...

Anonimo ha detto...

grazie per la visita, chimy...

nei prossimi giorni parlerò di altri due film di Marker, LEVEL FIVE e SANS SOLEIL...

a presto,
bandeàpart

Manfredi.e ha detto...

ti inserisco tra i miei collegamenti. piacere di averti conosciuto.EMANUELE

Luciano ha detto...

Un film straordinario. per me una "nuova" forma d'arte che non ha avuto seguito. Anche a me mancano colpevolmente gli altri film di Marker :(

claudio ha detto...

capolavorissimoooooooooooooooooo

scusate il commento sobrio...

alt ha detto...

Sì, ma a voler esser pignoli Ballard ricorda male: il protagonista non si butta dal pilastro. Viene ucciso dagli uomini venuti dal futuro.
P.S.: Incredibilmente, nessuno ha trovato la soluzione di questo gioco.