lunedì 23 giugno 2008

3 FILM DI CHRIS MARKER (2)_Sans Soleil





In questo film sono in gioco così tante immagini che non riusciamo mai a capire se a trasportarci, in un dato momento, è la corrente principale o un qualche rivolo secondario. Il film di Marker è un'opera polifonica la cui particolarità sta nell'unione tra l'mmagine e la parola o meglio fra sequenze di immagini e sequenze di parole. Entrambe le cose, le immagini e il commento parlato, si muovono lungo direzioni radicalmente diverse e, apparentemente, in modo indipendente le une dall'altro. Talvolta si trovano in sincrono, ma godono sempre della massima autonomia le une rispetto all'altro. Un linguaggio bello, che racconta liberamente le cose e riflette su se stesso, scorre in parallelo a sequenze di immagini che affascinanao in modo insolito e che ubbidiscono in tutto e per tutto alle regole del linguaggio del cinema. [...] La parola qui non funge da commento come avviene perlopiù nel documenario o nell'inchiesta televisiva. Le immagini non comprovano "affermazioni" e non illustrano "storie", ma hanno un valore autonomo. Ne nasce una sensazione inaspettata: questo film non è la somma di parole e di immagini, ma è una terza cosa. Nasce nello spazio tra queste due realtà che i nostri sensi registrano. Il film di Marker è qualcosa di invisibile, di inudibile. Il risultato dell'interferenza tra immagini e parole, come non l'avevo mai vista.

Edgar Reitz, in Programm Stadtkino (Wien), n°197 ("Essay-Filme"), 20-30 maggio 1991; trad. dal tedesco di Francesco Bono in Chris Marker, a cura di Bernard Eisenschitz. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1996, Dino Audino Editore, pp. 132-133.




5 commenti:

Luciano ha detto...

Ecco, questo mi manca, ma leggendo la recensione ne deduco che devo assolutamente vederlo.

Anonimo ha detto...

"La parola qui non funge da commento come avviene perlopiù nel documentario o nell'inchiesta televisiva. Le immagini non comprovano "affermazioni" e non illustrano "storie", ma hanno un valore autonomo."

Ecco, su questo sono solo parzialmente d'accordo: se è vero che non c'è una sola funzione semantica ad esaurire il sorprendente "commentaire" markeriano, è altrettanto vero che talvolta il registro illustrativo è frequentato. Ed è proprio questa "erranza" del rapporto tra colonna visiva e commentaire, oltre ad immagini di sublime "poignance", a rendere "Sans Soleil" una delle più stupefacenti esperienze audiovisive di cui lo spettatore possa godere.

à mon avis, ça va sans dire.

Saluti

alespiet

Anonimo ha detto...

la tua osservazione, alespiet, mi sembra corretta...il discorso di Reitz sulla divisione tra il registro visivo e quello verbale appare un'estremizzazione, però utile a puntare l'attenzione sulla tendenza di Marker a rompere il classico schemino del documentario (ancora oggi tristemente utilizzato in tv e al cinema) in cui la parola non è altro che uno stucchevole commento didascalico a quello che vediamo...

Marker compie certamente un'evoluzione significativa (anche se non è il solo e non è il primo, pensiamo a Debord, ma anche al Godard delle Histoires) e mi sembra che Reitz nel suo commento abbia voluto sottolineare ciò in maniera forte...

ciao,
bandeàpart

Anonimo ha detto...

vero quello che dici, ma continuo a ritenere pressoché irrilevanti le considerazioni di reitz: se ci mettiamo a dire che cosa non è il commentaire markeriano facciamo notte (non è una rosa, un motore a scoppio, una lenticchia...).

vabbè, al di là di battute di dubbia comicità, volevo solo dire che a mio avviso è la "sussultorietà" il tratto distintivo del commentaire markeriano e in questa roba c'entra un po' di di tutto, anche l'illustrazione o la didascalia (perché no?).

ok, la pianto

ciao e scusa la petulanza

alespiet

claudio ha detto...

ci sono immagini bellissime ma soprattutto un discorso sulla parola fantastico... adesso non ricordo ma mi ero appuntato una marea di roba dopo questa visione...